LA CASA VOLANTE NEL DESERTO

Tanja, Lena, Ira e Lena. Sono le protagoniste di un’opera inaugurata al DanteFEST di Kharkov, in Ucraina. Che rispecchia la vita di una comunità, dove cultura e carità sono inscindibili. Un «pezzo di paradiso». Che non ci sarebbe, senza don Giussani…

 di Elena Mazzola, 

“Là, dove tutti gli uomini sono a casa”. È il titolo del DanteFEST di Kharkov, Ucraina, che quest’anno ha visto al centro di tre giorni fitti di eventi culturali e momenti di dialogo sul lavoro sociale, un piccolo-grande avvenimento: l’inaugurazione del centro per l’inserimento nella società di orfani disabili la Casa volante. A promuovere l’iniziativa è l’ong Emmaus (vedi Tracce di gennaio 2013), ma il cuore sono loro, le ragazze che nella nuova casa ci vivranno: Tanja, Lena, Ira e Lena.

Lena entra nella Casa volante
Lena entra nella Casa volante
La festa d'inaugurazione al DanteFEST di Kharkov

La festa d’inaugurazione al DanteFEST di Kharkov

La Casa volante è una realtà che esiste già da tre anni ed è il progetto principale di Emmaus. L’idea è quella di offrire la possibilità di inserimento nella società a ragazzi che, diventati maggiorenni, non hanno più diritto a stare in un orfanotrofio, ma a cui lo Stato ucraino non può che dare l’ospitalità in una casa per anziani. Tutto è iniziato da una caritativa proposta da Aleksandr Filonenko all’orfanotrofio locale. Col tempo sono nati, a diversi livelli e in diversi modi, una paternità e maternità sorprendenti.

All’inizio la Casa volante non è che un appartamento preso in affitto per due ragazzine, Tanja e Lena, dove qualche amico va regolarmente ad aiutarle a studiare. Inna e Lali, le mamme di turno, si occupano di insegnare loro le cose più semplici della vita quotidiana: cucinare, fare il bucato, le pulizie. Col tempo le ragazzine crescono e con loro le esigenze a cui rispondere. Così, quella di Emmaus si trasforma in un’opera realizzata, letteralmente, dai tanti che si coinvolgono direttamente con Tanja e Lena, ma anche da centinaia di persone che in Ucraina così come in Italia, Russia, Svizzera, America e Germania, l’hanno servita e sostenuta in tutti questi anni. E non solo economicamente.

Gli imprevisti avuti con gli operai negli ultimi mesi non si contano, e il giorno dell’inaugurazione non tutto è al suo posto. Ma la casa c’è e – nonostante manchino ancora letti, armadi e molto altro -, è davvero stupenda. Inna Filonenko, che del progetto ha la responsabilità ultima, taglia il nastro inaugurale insieme alle quattro protagoniste che quel giorno vedono la casa per la prima volta e si muovono tra quelle mura come delle piccole attrici: sono belle, sembrano delle regine e comunicano ai presenti una gioia difficile da descrivere. Gioia e gratitudine, come diranno loro stesse prendendo il microfono sul palco senza il minimo imbarazzo, gratitudine per tutti gli amici, i padri e le madri, che hanno scoperto di avere. Perché, dice Lena: «Quando anni fa mi hanno detto per la prima volta di questo progetto, io non ci ho creduto. Poi è iniziato. Dopo mi hanno detto che stavano costruendo una casa apposta per noi e io di nuovo non ci ho creduto… E ora vedo tutto questo e tutti voi. Allora io adesso posso sperare che nella mia vita accadano ancora tante cose così: talmente grandi e desiderabili che tu non credi che si possano realizzare, e invece poi accadono davvero!».
Nicola Liboni del centro Simpatia di Como
Nicola Liboni del centro Simpatia di Como
Il DanteFest è una manifestazione dove tutto si tiene insieme: cultura e lavoro sociale sono impensabili l’uno senza l’altro. Nicola Liboni, del centro Simpatia di Como, ad esempio, fa un incontro sulle nuove frontiere dell’ingegneria per l’assistenza dei disabili e sul suo contributo a rendere la Casa volante un progetto all’avanguardia in Ucraina. La sfida nel Paese è enorme: gli orfanotrofi ospitano 100mila bambini e, tra questi, i disabili che non possono sperare nell’adozione sono abbandonati a se stessi e per loro non esistono prospettive. Emmaus semina nel deserto, ma con coraggio commovente: si bussa con umile allegria a tutte le porte, da quelle di parenti e amici fino a quelle dell’amministrazione locale e dei più noti club elitari della città. È un lavoro duro, in una società post-sovietica dove manca la secolare cultura della carità coltivata in Europa occidentale. Eppure dei piccoli germogli ci sono e si riconoscono a vicenda infondendosi reciprocamente coraggio: è per questo che a Nicola viene chiesto di fare il suo intervento al Garage Hub, un centro di tecnologie informatiche aperto da quattro neolaureati in Fisica, Ingegneria e Matematica a cui Emmaus ha chiesto di coinvolgersi in un lavoro comune. E i ragazzi del garage rispondono con freschezza, disponibilità e entusiasmo: ci accoglieranno a festeggiare nel loro garage anche la sera dell’inaugurazione e progetteranno e costruiranno mobili e attrezzi vari come… un porta prosciutto, indispensabile per rendere onore al dono grande di un amico che ha regalato alle ragazze della casa 25 chili di salumi italiani (apprezzatissimi).
Tanja con Kostantin Sigov

Tanja con Kostantin Sigov

Sul tema centrale del Festival sono stati invitati a intervenire due filosofi ucraini: l’editore di Kiev Kostantin Sigov e Oleg Choma. Con loro la direttrice di Emmaus, Lali Lipartelian, che ha scelto di rispondere a una domanda molto semplice: «Che cosa stiamo costruendo?». A dirigere i lavori è Aleksandr Filonenko che, oltre a introdurre, presenta al pubblico la mostra itinerante del Meeting di Rimini sulla Sagrada Família di Antoni Gaudì. Perché Emmaus, spiega Filonenko, sta costruendo una cosa che agli occhi del mondo è tanto piccola da sembrare insignificante, ma lo fa «con la coscienza di portare un mattone alla costruzione di un edificio le cui dimensioni non sono quelle che si misurano a metri quadri, ma quelle del desiderio dell’uomo. La Casa volante vuole essere una casa a misura d’uomo, cioè infinita».
Olga Sedakova e Franco Nembrini

Olga Sedakova e Franco Nembrini

E al DanteFest di Kharkov non poteva certo mancare Franco Nembrini. Ma non tanto per i suoi libri, ma soprattutto per l’amicizia che in questi anni ha accompagnato la comunità di CL di Kharkov. Con lui sono venuti sua moglie e i suoi amici, Matteo, Alfredo, Vincenzo, anche loro compagni di strada di Emmaus.
«Sono commosso di vedere quello che sta accadendo», dice Franco a tutti durante l’inaugurazione: «E l’augurio che vorrei fare a me e a ognuno di noi è che possiamo ricordarci di questo giorno. Mi è venuta in mente una scena del film Excalibur in cui prima c’è una grande lotta e poi i cavalieri, che avevano vinto e scacciato gli invasori, vengono radunati da Merlino che dice loro: “Costruiremo una tavola rotonda (un castello, una casa) così ogni volta che ci siederemo intorno ad essa ci ricorderemo di questo momento, perché la maledizione degli uomini è che essi dimenticano”. Ecco, la maledizione degli uomini è dimenticare, mentre la vita degli uomini è ricordare. Allora io vi auguro che questa casa sia per voi, per tutte le persone che l’abiteranno in futuro e per tutti gli amici che verranno a trovarvi, il luogo della memoria».

Nembrini lo ribadirà ancora, con altre parole, nell’anfiteatro strapieno dell’Università Statale dove è stato invitato a un dialogo sul Paradiso con la poetessa russa Olga Sedakova. Alla domanda postagli da Filonenko su quale sia l’attualità del Paradiso in un tempo come il nostro, risponde in modo fulminante: «Ieri guardando quelle ragazze io ho visto un pezzo di paradiso». E se la Sedakova regala al pubblico la lettura della sua nuovissima traduzione del primo canto del Purgatorio, non meno commovente sono l’incipit e la conclusione dell’incontro: la lettura in italiano dell’Inno alla Vergine e il regalo a sorpresa di un grande violinista, Igor Chernjavskij, che dopo aver donato una splendida interpretazione di Bach, saluta il pubblico come solo gli ortodossi sanno fare: «Cristo è risorto!». Chernjavskij aveva conosciuto Filonenko solo un paio di settimane prima dell’evento e aveva fatto svariati tentativi di sfuggire al suo tentativo di coinvolgerlo nella serata con la Sedakova, che il Conservatorio ha regalato alla città. Ma poi è accaduto l’imprevisto. Quando Filonenko è riuscito a raccontagli della Casa volante, il violinista ha risposto: «Per voi sono pronto a tutto, dovete chiamarmi sempre!». Così non solo ha suonato per la Sedakova, ma è venuto all’inaugurazione della casa a suonare per le ragazze ed è riapparso, raggiante, in università. Ci ha lasciati salutandoci come fratelli.

Senza l’aiuto di Avsi e della campagna tende, senza Franco e Matteo, senza gli amici del Coro Cet, senza Cristian, i suoi figli e i suoi salumi, senza Anna, Paolo, Laura, Francesco, Silvio, Miriam e tanti altri la Casa volante non ci sarebbe. Ma se questo i responsabili di Emmaus lo sanno bene da tempo, adesso lo stanno scoprendo anche le ragazze. Un esempio. Tanja, una delle prime due ospiti della casa, da qualche mese vive con decisione l’esperienza di CL nella piccola comunità locale e insieme agli amici di Kharkov sta partecipando al lavoro di preparazione di una nuova mostra su don Giussani pensata dai ciellini ortodossi per far conoscere il movimento nella Chiesa ortodossa (vedi Tracce di aprile 2017).
A ognuno di quanti si sono coinvolti nella preparazione della mostra è stato chiesto di pensare a esempi di ciò che la vita di don Giussani ha operato nella propria. E all’ultimo incontro è Tanja che, inaspettatamente, dice: «Beh, poi c’è la mia casa. Per me la Casa volante nasce dalla comunità». Qualcuno sgrana gli occhi: «Non proprio… Emmaus non coincide con il movimento. In Emmaus non tutti sono di CL e non tutte le persone del Movimento hanno potuto partecipare attivamente a Emmaus, anche se l’avrebbero desiderato…». Discussioni note non solo in Ucraina. Ma Tanja è certa, decisa e piena di una gratitudine indistruttibile: la sua casa senza don Giussani non ci sarebbe.
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